venerdì, 03 luglio 2009

Una giovane è stata violentata la scorsa notte nel garage della sua abitazione in via Sommer, in zona Tor Carbone, alla periferia sud di Roma. Secondo quanto si è appreso la giovane stava parcheggiando l'auto nel garage condominiale quando è stata aggredita da un uomo col volto coperto da un passamontagna. L'episodio, secondo la polizia, avrebbe forti analogie con l'altro stupro avvenuto circa un mese fa alla Bufalotta, alla periferia nord di Roma, dove una donna fu abusata sempre nel garage della propria abitazione.

La vittima della violenza ha 21 anni ed è una studentessa universitaria. La giovane, si é appreso, rientrava a casa, attorno alle 3, dopo una serata con gli amici. Dopo avere parcheggiato l'auto è stata aggredita alle spalle da un uomo che le ha puntato un coltello alla gola. L'uomo aveva il volto coperto da un passamontagna e secondo una prima ricostruzione parlava italiano. La giovane dopo essere stata soccorsa è stata trasportata all'ospedale Sant'Eugenio. Anche lo stupratore della giornalista aggredita alla Bufalotta il 6 giugno scorso durante l'aggressione aveva il volto coperto da un passamontagna, era armato di coltello e parlava italiano.

Fonte: http://temporeale.libero.it/libero/fdg/2999808.html 

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categoria:donne, roma, sicurezza, diritti, stato, società
venerdì, 03 luglio 2009

Primo giorno di ritiro per la Roma, arrivata ieri sera a Brunico. Ma dalla Capitale arriva una nuova 'grana'. In un'intervista radiofonica, l'avvocato Nicola Irti, che si dichiara legale della Fio Sports Group, attacca Francesco Totti, indicato come la rovina della squadra. 

Ma chi é sto deficiente di nome Nicola?

Cerca solo pubblicitá immagino...oppure (peggio) cerca di fare calare il prezzo delle azioni della Roma per tentare una scalata...attenzione avvocá che c'é er penale pe' ste cose zozze!

...Francé, non ti curar di loro, ma guarda e passa...

La madre degli stronzi sta sempre incinta!!!


postato da: andrea1979 alle ore 16:09 | Permalink | commenti
categoria:sport, calcio, roma, economia, valori, investimenti, totti, seriea
venerdì, 03 luglio 2009

SI' ALLE 'RONDE' - Associazioni di cittadini potranno pattugliare il territorio e segnalare alle forze dell'ordine situazioni di disagio sociale o di pericolo. Saranno iscritte in elenchi e dovranno essere formate prioritariamente da ex agenti.

Una norma del nuovo decreto sicurezza prevede la legittimazione delle ronde, cosí ora la strada é spianata sia per le camice verdi che per le camice grige.

Reagiamo!

mercoledì, 01 luglio 2009

29 giugno 2009 - La Svezia non aspetta l’1 luglio, data in cui riceverà dalla Repubblica Ceca il testimone della presidenza di turno europea, per parlare da leader. Già nei giorni scorsi, il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, in un discorso al Riksdag (il parlamento svedese) aveva indicato nella crisi economica e in quella climatica le due priorità del proprio mandato.

Priorità ribadite anche dal ministro dell’Ambiente Andreas Carlgren, in occasione di un incontro con la stampa venerdì a Bruxelles alla chiusura della Green Week.





Naturale dunque che ora tutti gli occhi siano puntati sulla Svezia, non solo per quello che il Paese Scandinavo rappresenta in campo ambientale, ma anche perché sotto la sua presidenza si svolgerà il meeting sul clima più importante di sempre, quello di dicembre a Copenhagen, durante il quale Paesi industrializzati e in via di sviluppo potrebbero trovare un accordo in grado di cambiare la storia del pianeta.
Stoccolma non si nasconde l’importanza del suo compito. Sa bene che quella di Copenhagen è un’occasione da non perdere. Nel suo discorso Carlgren lo scandisce: “Dobbiamo conseguire un accordo internazionale a Copenaghen, a dicembre, perché non abbiamo altra scelta: non esiste alcun Piano B”.
Per questo, parlando già a nome dei Ventisette, ha chiesto agli altri Paesi industrializzati di seguire l’esempio dell’Ue che in materia di emissioni ha già deciso, con atti legislativi vincolanti, un taglio unilaterale delle emissioni a effetto serra del 20 per cento entro il 2020 (rispetto ai livelli del 1990), e che è disposta ad arrivare al 30 per cento se i partner industrializzati la seguiranno.
Il tempo stringe e purtroppo i propositi degli altri grandi - Stati Uniti, Giappone, Australia, Canada – sembrano ancora piuttosto fiacchi. E, d’altra parte, c’è da vincere la diffidenza della Cina, che pur essendo diventata a causa della sua recente ma impetuosa crescita il principale emettitore di gas serra del pianeta (a pari demerito con gli Usa), ritiene che qualsiasi accordo non possa non tenere conto della responsabilità storica dei Paesi industrializzati che per anni hanno riversato i propri veleni nell’atmosfera.
A sei mesi dal meeting di Copenhagen, anzi con “tre sole settimane di negoziati utili”,  come ha fatto notare Carlgren, restano ancora molti nodi da sciogliere. “Noi speriamo di più, ci aspettiamo di più, esigiamo di più”, ha scandito facendo intendere che la Svezia non si accontenterà di compromessi al ribasso ma che eserciterà una leadership forte per nella capitale danese un accordo soddisfacente in grado di sostituire il Protocollo di Kyoto in scadenza nel 2012.
Accordo, ha avvertito Calgren, che servirà anche ad assicurare il sostegno finanziario delle economie ricche ai Paesi in via di sviluppo, per finanziare le necessarie misure di contenimento dell’impatto dei cambiamenti climatici nelle aree povere del pianeta. Se insomma è vero che il buongiorno si vede dal mattino, il segnale lanciato dalla Svezia non potrebbe essere di migliore auspicio.
In un momento di decisioni delicate in campo economico e climatico quale quello attuale, non si potrebbe chiedere guida migliore per l’Europa di quella del Paese scandinavo, leader storico nell’innovazione ambientale, con l’ambizioso obiettivo di liberarsi dal petrolio entro il 2030 e con già oggi oltre il 40 per cento della propria energia proveniente da un mix basato su fonti rinnovabili (idroelettrico, biomasse, eolico, geotermico, biocarburanti) e nucleare.
Fonte: http://www.zeroemission.tv/Objects/Pagina.asp?ID=6738
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categoria:politica, ambiente, europa, energia, clima
mercoledì, 01 luglio 2009

Una riproposizione delle posizioni e delle iniziative intraprese in precedenza. E’ quanto si può dire in materia energetico-ambientale di un Consiglio Europeo peraltro passato pressoché sotto silenzio nei principali quotidiani europei online della serata.

Il rafforzamento della stabilità dell’Unione sembra esserne il risultato più rilevante. I contributi maggiori del vertice risultano infatti essere la riconferma di José Manuel Barroso a Presidente della Commissione per la legislatura 2009-2014 (da vedersi ancora la conferma dell’Europarlamento in programma, auspicabilmente, per la prima sessione plenaria prevista tra il 14 e il 16 luglio) e le rassicurazioni agli euroscettici elettori irlandesi in merito alle implicazioni giuridiche del Trattato di Lisbona. Indubbiamente dei passi importanti in un momento in cui la sovrapposizione di rinnovo del Parlamento, rotazione della Presidenza e crisi economico-finanziaria rischia di minare la spinta propulsiva dell’Europa in vista della Conferenza di Copenhagen sul post-Kyoto in dicembre.

Ben limitato appare però il contributo alle tematiche direttamente energetico-ambientali che pur costituivano il secondo punto per valenza sui quattro all’ordine del giorno. Le 3 pagine consacratevi sulle 16 delle Conclusioni della Presidenza sottolineano nuovamente come nell’attuale contesto di crisi sia giunto il momento, per la Comunità Internazionale, di agire al fine di ”passare ad un’economia sicura e sostenibile a bassa emissione di CO2, capace di generare la crescita e di creare nuovi posti di lavoro“. A questo scopo, l’Unione Europea ripropone:

  • l’importanza dei negoziati bilaterali al fine di giungere ad un accordo condiviso a Copenhagen. In tal senso, l’UE avanza l’esempio dei suoi recenti vertici con Canada, Cina, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti;
  • il suo impegno di leadership nella lotta al Global Warming e di riduzione delle proprie emissioni fino al 30% per il 2020 in caso di sforzo comparabile da parte degli altri Stati industrializzati e di contributo dei Paesi in via di sviluppo, secondo i criteri già decisi nel corso del Consiglio Europeo di marzo;
  • la problematica del finanziamento delle azioni di mitigazione e di adattamento al Cambiamento Climatico nei Paesi in via di sviluppo, approvando quanto proposto in sede di Consiglio ECOFIN del 9 giugno 2009. In particolare, si ripropone il principio della “contribuzione universale, complessivo e specifico” di tutti i Paesi, eccetto i meno avanzati, fondata sulla rispettiva ”capacità contributiva e la responsabilità delle emissioni“. Inoltre, “pur sottolineando il ruolo primario del finanziamento privato“, l’Unione Europea si dice pronta a contribuire al “sostegno pubblico internazionale” delle azioni di lotta al Cambiamento Climatico e auspica che i meccanismi e le istituzioni di finanziamento esistenti siano adeguatamente sfruttati;
  • la necessità di “strategie complessive di sviluppo a basse emissioni di carbonio da parte dei paesi in via di sviluppo al fine di condurvi efficacemente le necessarie azioni di mitigazione e di adattamento al Riscaldamento Globale;
  • le problematiche della Sicurezza Energetica dell’Unione, plaudendo all’accordo sulla Direttiva in materia di scorte strategiche di petrolio e al progetto di interconnessione del mercato energetico del Mar Baltico (all’interno della Strategia per la Regione del Baltico, priorità della Presidenza Svedese). Esprime nondimeno preoccupazione per le relazioni Russia-Ucraina.

Il Consiglio Europeo auspica inoltre che:

  • si realizzi l’intenzione della Presidenza del Consiglio entrante (quella Svedese) di elaborare un programma di lavoro tale che l’UE arrivi con una voce sola alle future negoziazioni pre-Copenhagen, avendo permesso prima agli Stati membri di ben chiarire all’interno le loro posizioni;
  • la “relazione della Commissione sull’attuazione della strategia per lo Sviluppo Sostenibile“, indicato come priorità dell’Unione nelle sue dimensioni economica, sociale e ambientale, venga esaminata al più presto dai Consigli futuri (probabilmente ECOFIN, ovvero dei Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri);
  • una Strategia analoga a quella della Regione del Mar Baltico venga realizzata per la Regione Danubiana al fine di migliorare la Sicurezza Energetica dell’Unione Europea.

Che dire?

Definire non solo sostenibile ma anche “sicura” un’attività economica a basse emissioni: probabilmente questo il concetto più innovativo, che compare già nel primo, generico, paragrafo dedicato ai temi energetico-ambientali.

Per il resto, il Consiglio Europeo di giugno sembra cercare di sistematizzare gli importanti contributi in materia realizzati dopo il Consiglio di marzo (19-20 marzo 2009) e sopra citati.

Un’ultima rilevazione: i criteri della “capacità contributiva e [del]la responsabilità delle emissioni“ per individuare gli Stati, anche in via di sviluppo, suscettibili di contribuire al finanziamento delle azioni di lotta al Cambiamento Climatico nei Paesi più disagiati vanno proprio a sottolineare il principio di categorizzazione degli Stati per “grandezza” che i Paesi emergenti come Cina, India e Brasile più rifiutano, come hanno avuto modo di sottolineare durante gli ultimi Bonn Climate Change Talks.

postato da: andrea1979 alle ore 10:56 | Permalink | commenti
categoria:ambiente, europa, energia, estero, verdi
mercoledì, 01 luglio 2009

La Puglia è la prima regione in Italia per potenza (oltre 68 KW) mentre la Lombardia detiene il primato nel numero di impianti (6.245 al 23 giugno). Ma le istallazioni di pannelli fotovoltaici si sono moltiplicate in tutta Italia, dove gli impianti sono più di 40.100 per quasi 507mila KW. Un fenomeno che è esploso negli ultimi anni grazie soprattutto ai contributi del Conto energia, un sistema di incentivazione per la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici.

 

In Lombardia la ripartizione per classe di potenza mostra come il territorio privilegi gli impianti più piccoli, ad utilizzo residenziale, appartenenti alla classe 1 (fino a 3 KW). Di questa categoria fanno parte, infatti, 3.144 strutture (per 8.098 KW di potenza). Tra le province Brescia è leader sia per impianti (1.588) che per potenza (15.189 KW). A fronte di una diffusione tanto importante, Confindustria Lombardia auspica un salto di qualità. «La sfida - spiega Roberto Polli, direttore generale - è quella di creare le condizioni perché nasca un vero e proprio progetto industriale sulle energie rinnovabili». Discorso inverso per la Puglia, dove sono presenti molti impianti di grandi dimensioni: con i suoi 3.177 impianti attivi, il Tavoliere esprime una potenza di 68.177 chiloWatt (21,4 di media).

A Nord-Ovest la crescita è guidata dal Piemonte - 3.321 impianti (contro i 107 del 2006) per 42.119 kW - e in particolare dal torinese (1.388 impianti per 12.319 kW). Secondo l'assessore all'energia della Regione, Andrea Bairati «si sta procedendo nella direzione giusta: per ora abbiamo impegnato 170 milioni, così da creare una filiera del fotovoltaico». Molto più indietro la Liguria, terz'ultima in Italia, che pure sta conoscenzo uno sviluppo dai soli 13 impianti di tre anni fa ai 562 attuali. La Valle d'Aosta è fanalino di coda con 45 impianti e 312 KW.

Secondo i dati Gse, il numero di impianti in esercizio in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino- Alto Adige è salito di ben il 2.036% in tre anni e mezzo, passando dai 359 del 2006 ai 7.670 del 23 giugno di quest'anno. Crescita record (+3.586%) anche per la potenza erogata, che al 29 giugno 2009 era pari a 83.571 kW, ossia il 16,5% del totale fotovoltaico nazionale. La parte del leone spetta al Trentino-Alto Adige, con il 40,5% del Nord-Est. Apripista la provincia di Bolzano dove oggi si concentrano 26.443 kW e 13 ettari di superficie destinati a rinnovabili.

Nel Centro-Nord leader è l'Emilia-Romagna, seconda in Italia per numero di impianti (4.011) e terza per potenza installata (45MW). Tra le province primeggia Bologna, che con 12 MW installati si piazza al sesto posto in Italia. Il più grande impianto dell'area si trova invece nelle Marche, a Pollenza (Mc): è un gigante da 3 MW, che entro l'anno diverrà il primo in Italia, salendo a 11 MW. Comunque, anche nell'area gli impianti di grossa taglia stanno conquistando spazi: oggi nell'area sono tre (8 in Italia), ma ne è stato inaugurato da poco uno in Umbria e uno da 1,4 MW è in realizzazione nel Bolognese sui tetti della Lamborghini.

Nel Lazio si produce il 5,2% della potenza su tutto il territorio nazionale con due terzi della produzione concentrati in provincia di Roma e un aumento di 4mila kW nel primo semestre 2009. A Sud, infine, non c'è solo la Puglia: gli impianti fotovoltaici sono 7.294, il 18,2% del totale nazionale per 135.598 KW (oltre un quarto del totale Italia). Dall'inizio del 2009 fino al 23 giugno scorso nelle cinque regioni meridionali risultano in funzione 1.742 impianti in più rispetto all'intero 2008, con un incremento di potenza del 32,9 per cento.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/news/puglia-lombardia-guidano-corsa-fotovolttaico_2.shtml

...eppur si muove!

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categoria:italia, ambiente, economia, energia, investimenti, italiani, imprenditori, incentivi, fotovoltaico
mercoledì, 01 luglio 2009

«Berlusconi non dovrebbe guidare il G8»: il nuovo affondo viene dalle colonne del Times e prende di mira questa volta le promesse non mantenute di aiuti all'Africa. «Il malcostume non è il problema maggiore, il Primo ministro italiano non ha mantenuto le promesse di aiuti», sottolinea un commento firmato da Joanne Green, della Catholic Agency for Overseas Development.

I leader del G8, scrive Green, dovrebbero essere imbarazzati dal fatto che sia Berlusconi a fare da ospite. Non perché i suoi colleghi abbiano preso una posizione morale «sugli intrallazzi nei quali è invischiato il leader italiano». No, continua, la ragione è ancora più importante: «L'agenda del G8 mette al centro l'Africa e lo sviluppo ma Berlusconi non ha mantenuto le sue promesse di aiuti». A causa sua, «la statura internazionale dell'Italia si è rimpicciolita».

Quattro anni fa a Gleneagles, spiega Green, i leader avevano promesso di raddoppiare gli aiuti all'Africa di 25 miliardi di dollari all'anno entro il 2010. Anche prima della crisi finanziaria – si legge ancora sul Times - l'Italia aveva mostrato «scarso impegno», aumentando gli aiuti appena del 3% mentre ora ci vorrebbe un 145% per raggiungere gli obiettivi di aiuto. Recentemente l'Italia ha annunciato la sua intenzione di fare tagli di bilancio «devastanti» agli aiuti. Risultato: «appare probabile che l'Italia darà, in percentuale del suo prodotto interno lordo, meno aiuti di qualsiasi altro Paese del G7».

Eppur, in vista del G8, Berlusconi sta cercando di presentarsi come statista internazionale. Il Times sottolinea in altri servizi che il premier sta facendo un tour de force per affrontare il vertice, cercando di concentrarsi sui grandi temi mondiali: «Berlusconi rifiuta di farsi distrarre dallo scandalo mentre fa lo statista»; «Berlusconi va sulla nave da crociera ma si prepara la tempesta». Per Richard Owen, la sua performance a Napoli, tesa a rassicurare l'opinione pubblica e i leader mondiali, «è solo parzialmente riuscita». Il corrispondente del Times definisce «bislacca» la scelta di una nave da crociera per inscenare il suo ritorno come statista, scelta che a suo parere ricorda le sue origini come cantante di crociera con un debole per le belle donne. Owen evoca il dubbio che le crisi politiche interne incidano sulla sua capacità di affrontare i problemi globali.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/06/times-berlusconi-g8.shtml?uuid=ebd345e6-656f-11de-b576-8ddc8e1e5554&DocRulesView=Libero

Quando la sinistra fará pace con sé stessa (e col cervello), quando tireranno fuori un leader che sappia parlare ma non con l'erre moscia, quando la smetteranno di parlare di gossip, delle presunte relazioni con alcune belle ragazze, delle gaffe e soprattutto quando cominceranno a parlare di politica allora forse comincerá la parabola discendente della star Berlusconi!


martedì, 30 giugno 2009

26/06 Frattini: Non ci sono elementi per dichiarare che Mahmud Ahmadinejad e' il presidente legittimo dell'Iran. A sottolinearlo e' il ministro degli esteri Franco Frattini al termine di una riunione dei colleghi del G8 a Trieste. "Se dovessi dire chi sia il vincitore, non lo potrei dire perche' non ho in mano gli elementi delle autorita' iraniane", ha sottolineato il titolare della Farnesina ricordando come la comunita' internazionale "non abbia gli strumenti per verificare se sono state compiute irregolarita'".

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/?id=3.0.3472125202 

24/06 Il leader supremo iraniano, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha detto che le istituzioni non cederanno dinanzi alle pressioni relative alle controverse elezioni presidenziali tenute in Iran. Lo ha riferito la televisione di stato.

"Ho sempre insistito e continuerò ad insistere affinché si rispetti la legge, per quanto riguarda la questione delle elezioni. Né le istituzioni né il paese cederanno dinanzi alle pressioni, per nessun motivo", ha detto Khamenei.

Photo

 

 

 

 

 

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE55N0B820090624

23/06 Obama. Ci sono ''seri dubbi sulla legittimita' '' delle elezioni in Iran. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Gli Usa ''rispettano la sovranita''' dell'Iran ''e non interferiscono negli affari iraniani'',ma ''deplorano la violenza contro civili innocenti''.Ma a dispetto della crisi c'e' ''un sentiero aperto'' perche' l'Iran possa migliorare i suoi legami con la comunita' internazionale ''nel rispetto della sua sovranita',la sua fede,le sue tradizioni culturali''.

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/2009-06-23_123378198.html

 

 

postato da: andrea1979 alle ore 11:32 | Permalink | commenti
categoria:politica, iran, diritti, elezioni, educazione, stato, valori, estero, popolo, democrazia, popoli, elettori
lunedì, 22 giugno 2009

Continuo a ripeterlo finche' non vi entra nella zucca: il vero pericolo e' la Lega che sfonda a sinistra e che raccoglie voti e adepti tra le fila piu' ignoranti e impulsive della popolazione.

E forse, paradossalmente, ancor piu' temibile e' l'assenza della sinistra, dilaniata da conflitti interni e da crisi di narcisismo dei suoi pseudo-leader che non vogliono bruciarsi troppo presto.

Questa assenza (o presenza impalpabile) rende facile la vita alla Lega, che a briglie sciolte cavalca le sue tendenze autoritarie...io sono un terrone (sono nato e cresciuto a Roma e vivo e lavoro a Roma) e non voglio espatriare per scappare dalle camice verdi!

PS: e' imbarazzante, poi, che tra i due litiganti Casini e l'udc godono, e appaiono come il "si stava meglio quando si stava peggio"...la memoria degli italiani e' cosi' corta?!

I festini, la droga, gli sprechi, etc. non vi bastano per respingere piu' lontano possibile lo spettro della DC?

lunedì, 22 giugno 2009

L'Italia è il Paese Ue dove è più alto il carico fiscale sul lavoro. Lo ha reso noto oggi Eurostat in base al confronto effettuato sui dati relativi al 2007.

Secondo Eurostat nel Belpaese le tasse e i contributi sociali rappresentano il 44% contro il 34,4% della media comunitaria (34,3 nella zona euro). I livelli più bassi spettano a Malta (20,1%), Cipro (24%) e Irlanda (25,7%), mentre i più dati alti, dopo quelli italiani, si trovano in Svezia (43,1%) e Belgio (42,3 per cento).

Nel complesso, la pressione fiscale in Italia nel 2007 ha raggiunto il 43,3%, in aumento rispetto al 42,1% del 2006, e contro una media europea del 39,8% e del 40,4 dei Paesi della zona euro.

Fonte:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/06/eurostat-fisco-lavoro-tassazione.shtml?uuid=ce33af9a-5f15-11de-b8ec-b5bd5d49d50c&DocRulesView=Libero

Se la sinistra italiana (quello che ne é rimasto dopo il collasso delle ultime due tornate elettorali) pensasse di piú a fare politica e meno a scattare foto a Silvio Berlusconi, e se i sindacati pensassero di piú a curare gli interessi dei lavoratori nel Sistema Paese e di meno i loro interessi in quanto sindacati, forse riusciremmo a far capire a questo popolo di caproni che, mentre la Lega sfonda a sinistra portando acqua al mulino del Governo, le tasse sul lavoro restano alte (se non sono addirittura aumentate isa con Prodi che con berlusconi) e di fatto rendono sempre piú ampio il divario tra ricchi e poveri, anzi tra ricchi e consumatori, e rendono sempre piú impossibile il sogno americano del riscatto sociale: se naci consumatore (cioé povero) morirai consumatore e analfabeta e schiavo di un contratto che ti vincolerá al posto di lavoro, cioé ti costringerá a pagare le tasse piú alte d'Europa per avere i servizi piú scadenti d'Europa, e tutto perché in Italia non bisogna toccare i patrimoni dei ricchi rampolli...ma ormia i ricchi rampolli non ci sono piú, ci sono solo le ricche famiglie malavitose (Mafia, Camorra, Ndrangheta, Sacra Corona Unita) che devono tutelare i loro investimenti e le loro immobilizzazioni. Il sogno mafioso é realtá: lo Stato dipende dalla Mafia, legifera per la Mafia e protegge gli interessi della Mafia!

Simbolo dei massoni


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